L'Argentina di origine italiana

28-03-2018 | Attualitá

Quasi tutti concordi: il voto nella Circoscrizione Estero va modificato

Dopo le irregolarità denunciate, sembra crescere il consenso sula necessità di modificare la legge sul voto all’estero. Tra le varie proposte già annunciate, sistemi misti con voto per corrispondenza e seggi nelle sedi consolari, voto elettronico o, come sostiene il viceministro Mario Giro, far votare chi si iscrive prima delle elezioni.

Nonostante le denunce giornalistiche, i sospetti e le presentazioni alla Corte d’Appello di Roma, nonostante, la XVIII Legislatura è regolarmente partita con i 18 parlamentari eletti all’estero secondo ì risultati dello scrutinio di Castelnuovo di Porto.

Il nuovo capitolo delle presunte irregolarità nel voto degli italiani all’estero, ha fatto scattare tante dichiarazioni e iniziative che puntano a ottenere una modifica della Legge Tremaglia, che nel dicembre di 2001 stabilì il sistema di voto per corrispondenza per la Circoscrizione Estero.

Come abbiamo spiegato in altre occasioni, tale sistema è stato adoperato per due ragioni fondamentali. La prima era l’opposizione di alcuni paesi, particolarmente quelli anglosassoni - Canada e Australia in primis - che altrimenti non volevano consentire lo svolgimento di elezioni di un altro paese nel proprio territorio. L’altro motivo erano le distanze che avrebbero dovuto percorrere migliaia di connazionali residenti in paesi immensi - Argentina, Brasile, Stati Uniti, Canada, Australia, solo per citarne alcuni -  per poter raggiungere gli eventuali seggi da allestire nelle sedi consolari che, come è noto, è insufficiente.

Quindi si è votato quattro volte nelle elezioni politiche per eleggere deputati e senatori e con lo stesso sistema gli italiani all’estero hanno partecipato, dal 2004 in numerosi referendum e nelle elezioni per rinnovare i Comites.

Prima delle irregolarità denunciate nelle ultime elezioni, c’erano già state numerose denunce e nelle elezioni del 2008, c’è stata anche una inchiesta giudiziaria, che non è ancora chiusa. Senza contare i numerosi articoli e registrazioni televisive (alcune per la verità poco credibili) presentati in questi anni.

 

Propongono riforme

Passate le elezioni, arrivano numerose le proposte per modificare il sistema di voto per corrispondenza, alcune apportando modifiche allo stesso e altre proponendo riforme più sostanziali. Non mancano alcuni che sostengono che bisogna cancellare il voto degli italiani all’estero.

 

Il viceministro Mario Giro: “Registro elettori unica soluzione”

"Per tagliare la testa al toro e mettere fine alle polemiche sul voto estero è necessaria l'inversione dell'opzione, ovvero il registro degli elettori. Come alle ultime elezioni Comites". Lo ha detto Mario Giro, viceministro degli Esteri del governo uscente, a ItaliaChiamaItalia.

Quello proposto da Giro, tra gli accorgimenti proposti per migliorare e rendere più sicuro il voto per posta c’è certamente l’inversione dell’opzione, ovvero il registro degli elettori. Votano solo quegli italiani residenti all’estero  che dichiarano la volontà di farlo. Si tratta, in poche parole, del sistema usato alle ultime elezioni dei Comites. L’affluenza fu molto bassa, ricordano i più scettici; quelli invece più favorevoli a questa soluzione commentano che è meglio avere meno voti, ma puliti.

Fu proprio Mario Giro, allora viceministro degli Esteri con delega agli italiani nel mondo, a testare l’inversione dell’opzione alle elezioni Comites. Di fronte alle nuove denunce in questa tornata elettorale il viceministro è netto, secondo lui la migliore soluzione è l’inversione dell’opzione: “Votano in meno, ma il voto è più pulito. Perché, allora, questa soluzione non è stata usata in occasione delle Politiche 2018? “Perché molti hanno criticato il fatto che fossero troppo pochi a votare”, eppure “io penso che sia l’unica soluzione, pochi ma sicuri”.

Di fronte all’opzione del voto elettronico osserva: “Quando arrivai io, era già stato escluso per il costo molto elevato, superiore al costo attuale del voto estero”. “Certo – aggiunge Giro -, parliamo del costo una tantum, per il sistema informatico”. Costo che dunque, nel corso degli anni, si andrebbe ad ammortizzare.

Sulla possibilità di allestire seggi all’estero Giro non è d’accordo: “Come si fa? La nostra rete consolare non è abbastanza estesa. Forse si potrebbe fare in Europa… Ma se penso al Sud America, o all’Australia, oppure a Stati Uniti e Canada, scarterei questa ipotesi: in quei Paesi sarebbe un problema”.

Dunque? “Per tagliare la testa al toro – ribadisce in conclusione – e mettere fine a queste polemiche, bisognerebbe inserire l’inversione dell’opzione. Ma una decisione deve essere presa dai parlamentari in questo nuovo Parlamento”.

 

Il MAIE proporrebbe un sistema misto

“Questo sistema non regge più. E’ necessario riformare il voto degli italiani nel mondo. Il meccanismo con cui votano i nostri connazionali residenti oltre confine va assolutamente rivisto. La prima cosa che farò sarà confrontarmi con gli altri eletti all’estero e incontrare i rappresentanti di ogni schieramento politico per iniziare a lavorare  su un progetto di riforma della legge sul voto estero. Una cosa è certa: non possiamo andare di nuovo alle elezioni così, con queste modalità. A volte però – ammette Merlo - il problema non è nel sistema ma nelle persone. Ci sono Paesi in cui il voto per corrispondenza funziona”.

Sulle irregolarità che si sarebbero verificate nelle ultime elezioni, Merlo spiega che “se avessi le prove andrei subito da un giudice. Sono convinto però che ci sono state delle irregolarità che addirittura forse hanno cambiato un risultato”. “Io spero si faccia chiarezza al più presto: noi come Movimento siamo a disposizione per eventuali chiarimenti e per dire la nostra”.

Ma specificamente per quanto riguarda il futuro del voto, fonti del MAIE parlano di una proposta che renderebbe complementari il voto per corrispondenza e le votazioni nei seggi, da allestire presso la rete consolare.

 

Nel centrodestra raccolta di firme per modificare la legge

“L’indifferenza che continuano a mostrare la gran parte dei partiti italiani, per gli evidenti brogli e la disorganizzazione nel voto esercitato dai cittadini italiani residenti all’estero, è davvero scandalosa”. A sostenerlo sono Rocco Papapietro, coordinatore di Forza Italia per la circoscrizione Africa, Asia, Oceania, Antartide, residente a Kuala Lumpur, in Malesia, e il candidato al Senato di Hong Kong, Angelo Paratico, in quota Fratelli d’Italia, che hanno deciso di lanciare una raccolta di firme fra gli italiani all’estero per “modificare la clausola del voto per corrispondenza, entro alla legge elettorale nota come Rosatellum” per l’introduzione dei seggi al posto del voto per corrispondenza.

“Tale modifica – scrivono i due esponenti di centrodestra in una nota congiunta – richiederà un semplice voto alla Camera e al Senato per l’inserimento di due righe nella sopra menzionata legge elettorale. In attesa del voto elettronico che verrà attuato in futuro”, Papapietro e Paratico chiedono di “eliminare subito il voto per posta e sostituirlo con cabine elettorali, le quali verranno aperte presso i nostri Consolati e presso le nostre Ambasciate, con successivo spoglio effettuato in situ alla presenza di rappresentanti dei partiti che partecipano al voto. Qualora il numero di italiani aventi diritto al voto sarà troppo alto per la capienza delle sedi consolari, allora sarà cura delle stesse, l’affittare locali aventi una opportuna capienza”.

“In parole povere – prosegue la nota – si tratterà di esportare all’estero quanto già si fa in Italia e pertanto, non c’è alcun atto rivoluzionario. Tale azione porterà però a un risparmio di tempo e di denaro e, soprattutto, salvaguarderà la segretezza del voto - come da articolo 48 della Costituzione - a rispetterà la volontà degli italiani. La raccolta di firme – concludono Papapietro e Paratico – sarà aperta a tutti i partiti, inclusi il PD, il Movimento 5Stelle, la Lista Lorenzin, la Lista Bonino e Liberi e Uguali”.

Da parte sua il neo-deputato leghista eletto in Europa, Simone Billi, sostiene che “Qualsiasi legge elettorale non è mai a prova di brogli, anche se è vero che questa si presta particolarmente a possibili brogli e di sicuro va cambiata”.

 

Brandi: identità digitale e voto elettronico

Cambiare decisamente registro, voltare pagina e puntare sule moderne tecnologie. È quanto sostiene Juan Pedro Brandi di Pluritalia, lista nata in occasione delle elezioni dei Comites nel 2015 a La Plata.

Come? Visto che “il sistema perfetto non esiste”, secondo Brandi occorre “confrontare il sistema attuale (voto per corrispondenza) con una nuova metodologia di esercizio del diritto al voto”. Brandi, quindi, propone “un sistema elettronico basato sull’identità digitale e il voto tramite blockchain”.

L´Italia, spiega, “ha sviluppato il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), cioè il sistema di autenticazione che permette ai cittadini di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione con un’identità digitale unica. L’identità SPID è costituita da credenziali (nome utente e password) che vengono rilasciate all’utente e che permettono l’accesso a tutti i servizi online. Perché non usarla per votare? La tecnologia blockchain – continua Brandi – permetterà di votare comodamente a partire da un apparecchio provvisto di internet (Smartphone, Computer, PC). Grazie al grado di sicurezza del metodo, si potrà votare in modo segreto: le schede elettorali digitali verranno contate in modo anonimo”, sottolinea l’esponente di Pluritalia, secondo cui si “potrebbe approfittare del rinnovo del COMITES 2020 per provare il voto del futuro, sicuro, integrale e di basso costo!”

Il voto elettronico è un sistema che ha tanti critici e criticità. E noi per primi abbiamo scritto in passato che specialmente per gli emigrati più anziani sarebbe un inconveniente perché non tutti hanno accesso a computer e collegamento telematico. Oggi però le cose sono molto cambiate e anche  i più anziani accedono alle reti e in genere “sono collegati”. Ragion per cui questo primo antico inconveniente oggi sarebbe in buona parte superato.

L’altro inconveniente, al di la della sicurezza informatica che è roba dei tecnici, è che per accedere al voto elettronico, ogni elettore dovrebbe essere munito da una password, per collegarsi in modo sicuro al sistema. La necessità di ottenere la citata chiave, comporterebbe per gli interessati la previa iscrizione per poter votare. La proposta di Brandi risolverebbe in parte il problema, perché l’identità digitale (SPID) andrebbe richiesta  una sola volta e servirebbe per tante altre cose oltre  al voto. D’altra parte anche altre proposte di modifica, come  quella suggerita dal viceministro Giro, richiederebbe una previa iscrizione al registro elettorale in ogni elezione. Quindi, se da una parte voterebbe proprio chi ha tutto l’interesse a farlo, dall’altra il sistema comporterebbe un condizionamento per un accesso più universale al voto. Non sarebbe un diritto “a pioggia”, come è oggi, ma un diritto “a richiesta”, perché bisognerebbe iscriversi per ottenerlo o meglio, per poter esercitarlo.

Sorpresa, per i neo-eletti del Pd il voto all’estero così com’è non si tocca

Quanto poi al "clamore sollevato mediaticamente intorno al voto all’estero - i parlamentari del PD stigmatizzano - se da un lato stimola misure sempre più efficaci di messa in sicurezza, dall’altro induce a ribadire che questo sistema assicura meglio di altri l’ “effettività” dell’esercizio del diritto sancito dalla Costituzione. Loscrivono in un comunicato i  parlamentari del Pd (quasi tutti nuovi), in un comunicato a conclusione della loro partecipazione alla riunione del Comitato di Presidenza del CGIE a Roma.

Strano quanto scrivono  Laura Garavini, Francesco Giacobbe, Nicola Carè, Francesca La Marca, Angela Schirò e Massimo Ungaro, perché l’on. Fabio Porta, candidato del Pd al Senato nelle passate elezioni, ha denunciato scandalose irregolarità e il suo esposto davanti alla Corte d’Appello di Roma, è stato fatto proprio dal PD. Sembra evidente che i democratici all’estero non se ne sono accorti. Eppure quando era deputato, firmava tutti i documenti con i suoi colleghi, dei quali solo è rimasta in Parlamento, Laura Garavini, passata dalla Camera al Senato. (Articolo pubblicato nell'edizione cartacea di TRIBUNA ITALIANA del 28-3-2018)

 

Nella fotografia, Castelnuovo di Porto, dove si tiene lo spoglio dei voti emessi all'estero.

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