L'Argentina di origine italiana

08-02-2018 | Editorial

Campagna bizzarra

Conferme e alcune poche sorprese hanno riservato le liste presentate a Roma, per le elezioni politiche italiane del 4 marzo, nella ripartizione America Meridionale. 
TRIBUNA ITALIANA aveva anticipato molti dei nomi delle liste che, in partenza, sembrano favorite, cioè MAIE, PD, USEI, UNITAL. Sono liste costituite da persone che operano in seno alla comunità o che da tempo hanno un rapporto con essa. In altre parole, candidati in genere conosciuti dagli elettori. 
Le sorprese vengono dalle liste meno note, sia perché nuove o quasi, o perché molti o quasi tutti i candidati che ne fanno parte non hanno alcun rapporto con la comunità italiana.
Il caso più eclatante è quello della lista Civica e Popolare della ministro della Salute Beatrice Lorenzin che, nell’America Meridionale, ha fatto un accordo per presentare una lista a sostegno dell’on. Renata Bueno, deputata residente in Brasile ed eletta nel 2013 nella lista dell’Usei di Eugenio Sangregorio. 
L’on. Bueno è stata a Buenos Aires per cercare candidati per la sua lista, visto che questa volta non correrà con Sangregorio. In 48 ore, giusto il tempo per farsi dare qualche nome e farsi qualche fotografia, la Bueno ha messo nella sua lista come candidato al Senato, l’avv. Rodolfo Barra, già ministro della Corte Suprema,  all’epoca di Menem del quale fu poi anche ministro della giustizia. Barra è anche l’avvocato che ha ottenuto per Menem la possibilità di candidarsi (e poi di essere eletto)  al Senato argentino, nonostante le condanne  accumulate in vari processi.
Al di la delle valutazioni sul percorso politico di Barra, che ognuno è libero di fare, la domanda che viene spontanea è: ma che c’entra Barra con noi?
L’avvocato di Menem non è l’unico candidato del quale non si conoscono rapporti con la nostra comunità o comunque con gli italiani all’estero. Ma il suo caso serve a riflettere ancora una volta sul voto all’estero, su chi ci rappresenterà nel Parlamento italiano.
Come abbiamo scritto altre volte, il voto all’estero è stato il frutto delle coincidenze dell’arco politico su due questioni. La prima, l’adempimento del mandato costituzionale di assicurare la partecipazione politica democratica anche agli italiani residenti all’estero attraverso l’esercizio del diritto al voto. 
La seconda questione, come perorava Mirko Tremaglia, il voto doveva servire per arricchire il Parlamento italiano, portando dall’estero cittadini italiani che oltre a far parte delle nostre comunità e di conoscerne vicende e istanze, fossere personalità note e apprezzate nei paesi di accoglienza, che avessero relazioni, esperienze, contatti da mettere al servizio dei  rapporti dell’Italia con il mondo.
Purtroppo per adesso, non è andata così. Da una parte i partiti italiani non hanno voluto rinunciare nemmeno a quei diciotto seggi assegnati dalla Costituzione alla Circoscrizione Estero. 
Dall’altra i partiti locali non hanno avuto la forza per contare in Parlamento, al di fuori della situazione eccezionale toccata al senatore Luigi Pallaro, che riuscì ad ottenere alcuni primi risultati positivi per gli italiani all’estero. Quella legislatura però, durò solo due anni e poi i partiti romani corsero ai ripari per rimediare quella “anomalia”
Questa quarta tornata elettorale alla quale siamo chiamati gli italiani all’estero non ha svegliato l’interesse delle precedenti. Sicuramente perché finora poco è cambiato nei rapporti tra l’Italia e le comunità italiane all’estero dopo tre legislature. Anzi, se qualcosa è cambiato, è stato in peggio: fondi diminuiti o azzerati, nuove tasse, problemi irrisolti, a cominciare da quelli legati al servizio consolare, inesistenza di un progetto che coinvolga organicamente le comunità italiane all’estero, ecc.
E anche perché, come dicevamo all’inizio, sono pochi i candidati conosciuti dalla comunità e legati ad essa. Chi segue le vicende della nostra comunità sa chi sono Ricardo Merlo e Fabio Porta, capilista al Senato dei rispettivi partiti. Conoscono anche Mario Borghese, il giovane medico di Cordoba, deputato del MAIE, che cerca di essere riconfermato dagli elettori per un secondo periodo alla Camera. E così anche alcuni dirigenti che, pur se in passato non riuscirono ad essere eletti, hanno comunque una storia di partecipazione alla vita della comunità. Di altri si conoscono la carriera artistica o l’impegno nel sociale, anche fuori dalla comunità.
Altri sono degli sconosciuti assoluti. Naturalmente è positivo l’impegno e la partecipazione di altre persone. Ma l’impressione che si ricava leggendo alcune liste elettorali è quella di una ammucchiata di nomi utili solo a completare il minimo di candidati richiesti per iscrivere una lista. 
Ricordiamo che nelle prime elezioni, furono eletti Pallaro, Merlo e Giuseppe Angeli, per stare agli eletti in Argentina. Ma furono candidati anche Giovanni Jannuzzi, diplomatico andato in pensione cinque anni prima, dopo una brillante prestigiosa carriera,  conclusa proprio nell’Ambasciata di Buenos Aires. e Franco Livini presidente della Pirelli Telecom in Argentina, dell’Ospedale Italiano e della Cristoforo Colombo. E Ed Elio Squillari, grande imprenditore e delegato del CONI che ogni anno organizza i Giochi della Gioventuù del CONI in Argentina, convocando quattromila ragazzi. Sei nomi importanti di dodici anni fa. Oggi quanti ce ne sono?
E’ vero che i tempi della campagna elettorale sono proprio ridotti al minimo e per di più che c’è tanta gente che va in ferie tra gennaio e febbraio. E inoltre che ormai le campagne elettorali si fanno in gran parte sulle reti sociali. Ma quanti candidati sono conosciuti: quanti parlano l’italiano? Quanti sono i candidati all’estero, residenti in Italia?
Guardando le liste, viene spontaneo chiedersi su alcuni candidati,  cosa andranno (o andrebbero) a fare a Roma, in caso di essere eletti. 
Ci sono le promesse generiche e ci sono i progetti concreti. C’è chi conosce quali sono i problemi e propone delle soluzioni o anche chi ritiene che le soluzioni ci sono già. E’ il normale confronto elettorale. 
Alcuni candidati hanno chiesto il voto per andare a difendere gli interessi dell’Argentina, o per presentare un progetto per far viaggiare in Italia i discendenti degli italiani, a spese dell’erario italiano. Sono slogan di campagna e iniziative demagogiche che servono soltanto per attirare l’attenzione di alcuni che in Italia si oppongono al nostro voto.
Una campagna elettorale che non entusiasma la gente, candidati che hanno difficoltà per mettersi in contatto con gli elettori. Povera, bizzarra, quasi noiosa. Ma che non venga meno la volontà di votare.
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MARCO BASTI

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