L'Argentina di origine italiana

06-12-2017 | Editorial

Un futuro per le associazioni

Sabato scorso si è tenuta l’assemblea generale ordinaria di FEDIBA, la Federazione che raggruppa un centinaio e passa di associazioni italiane della circoscrizione consolare di Buenos Aires, la più numerosa al mondo per quantità di cittadini iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero: circa 350.000.
Oltre ad approvare bilancio consuntivo e relazione morale, l’assise ha approvato le linee guida alle quali si ispira il lavoro del Consiglio Direttivo e della Giunta Esecutiva della Federazione. Obiettivi tracciati nel mese di aprile di quattro anni fa quando fu deciso un cambiamento al vertice della Federazione, riassunti sostanzialmente in tre linee d’azione. 
La prima, un indispensabile adeguamento alle normative giuridiche e fiscali argentine, dato che FEDIBA è un soggetto di diritto argentino e per operare, anche nei confronti delle autorità consolari, tali adeguamenti sono necessari. Una necessità e un obbligo che FEDIBA ha subito adempito e per i quali si è messa a disposizione delle associazioni per dare l’assistenza e consulenza necessarie perché - e questo faceva parte della premessa - anche le associazioni che ne fanno parte siano al giorno con tutte le norme giuridiche e fiscali, a livello nazionale, provinciale e municipale. Un punto di partenza minimo indispensabile per poter operare.  
La seconda linea di lavoro, una attiva presenza istituzionale, in seno alla comunità, nei confronti delle autorità diplomatiche e consolari italiane ma anche e forse di più, in dialogo con la società argentina, con le autorità dei vari gradi, con la politica, l’economia, la cultura, i media. 
La terza linea, che complementa le due precedenti, è l’apertura della Federazione e delle nostre associazioni. Piena disponibilità per accogliere nuovi soci, nuove idee, nuove proposte e in particolare, nuove generazioni. Perché è necessaria la fedeltà ai valori che gli italiani hanno legato ai loro discendenti e alla società argentina - famiglia, lavoro, solidarietà, creatività - e il rispetto della memoria dell’emigrazione italiana e del suo contributo alla crescita del Paese. Ma i valori e la memoria vanno riproposti alla luce della realtà che ci tocca vivere. Ed è questo che sta facendo FEDIBA.
Un esempio concreto lo ha dato con la vicenda del monumento a Cristoforo Colombo, nella quale la Giunta Direttiva è stata impegnata sin dal suo insediamento. Ha difeso strenuamente la permanenza del monumento nel luogo dove si trovava denunciando i capricci della presidente di allora. Anzi, a modo di esempio di quanto è stato fatto, va ricordato che il presidente Dario Signorini, con l’appoggio dei suoi più stretti collaboratori, ha scritto e consegnato una lettera a Cristina Fernández de Kirchner manifestando l’opposizione al trasloco. E lo ha fatto in un periodo durante il quale poche persone e istituzioni avevano il coraggio di opporsi pubblicamente alla “presidenta”.
La battaglia è stata lunga ed estenuante, ma il risultato concreto è che il monumento a Cristoforo Colombo, nonostante le cassandre che dicevano che era stato rovinato o distrutto, oggi si alza in piedi in un posto di grande visibilità, in una zona per la quale la Città ha un importante progetto di riqualificazione.
FEDIBA è impegnata nel fare della nuova collocazione del monumento, un polo di italianità, perché non succeda un’altra volta che il capriccio di una persona porti  a spostare l’opera donata dalla collettività. 
Nel frattempo ha fatto altre cose importanti, come la convenzione con l’Ospedale Italiano di Buenos Aires alla quale aderiscono oltre mille persone, o l’ingresso nel Club Europeo, tra le altre. Iniziative queste ed altre che hanno portato ad una rivalutazione dell’immagine della federazione e della comunità che in essa si identifica, tra le autorità argentine e diplomatiche italiane e in numerosi ambiti della società argentina.
C’è ancora molta strada da fare, come riconoscono le autorità di FEDIBA, ma la via intrapresa può essere segnalata ad altre realtà della comunità italiana, a cominciare da FEDITALIA, la confederazione nata per raggruppare le federazioni italiane di tutta l’Argentina. 
“Possiamo essere utili solo se siamo indipendenti”, disse Luigi Pallaro, in una intervista alla nostra TRIBUNA ITALIANA il  26 dicembre 2006, nell’ultimo numero di quell’anno tanto speciale, il primo dei parlamentari eletti all’estero. Lo diceva riguardo all’attività dei parlamentari italiani eletti all’estero. Ma la sentenza è valida anche nei riguardi delle nostre istituzioni, a cominciare dalle associazioni e federazioni e anche per la Confederazione. Indipendenti significa avere i mezzi per poter operare senza dipendere dai soldi o dai capricci delle autorità, di un benefattore, di un padre padrone o di un partito. 
 
IL DIRETTORE 

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