Addio Walter Ciccione, abruzzese doc dal cuore d'oro

Giornalista, collaboratore della TRIBUNA ITALIANA dagli anni '90 in poi, è stato autore di numerosi articoli, interviste e applaudite iniziative.

Lunedì scorso è deceduto il Cav. Walter Ciccione, giornalista, collaboratore per lunghi anni della TRIBUNA ITALIANA. Gentilissimo, fiero della sua abruzzesità, Ciccione aveva iniziato a collaborare al nostro giornale negli anni ’90, quando si era presentato in redazione per offrire la sua collaborazione e il suo sostegno all’opera del giornale.

“Dove c’è TRIBUNA c’è collettività”, diceva, adeguando lo slogan della pubblicità di una pasta italiana. La pubblicità, il marketing, le vendite, erano state al centro delle sue esperienze di lavoro per lunghi anni alla Fiat, dove aveva ricoperto importanti incarichi nel settore vendita di camion e trattori. E ricordava sempre con fierezza quando Oberdan Sallustro (presidente della FIAT in Argentina fino al ’72 quando fu ucciso dalla guerriglia) gli aveva consegnato il premio ai 25 anni di carriera nell’impresa e vedendolo così giovane gli aveva chiesto “ma lei è entrato alla FIAT in pannolini?”

Ciccione, un classico “tano porteño”, raccontava anche le sue esperienze di giovane immigrato, gli incontri con gli allora giovani connazionali nel Caffè Le Caravelle, tradizionale ritrovo di italiani in via Lavalle, quando questa strada era sinonimo di cinema.

Proprio di cinema e canzoni cominciò a scrivere Walter Ciccione nella TRIBUNA ITALIANA, conquistando da subito un pubblico di affezionati che vedevano nei ricordi che Walter riportava in superficie, i riflessi delle proprie esperienze di giovani emigrati e degli anni più belli dell’esperienza argentina.

Anni, come ricordava Ciccione, durante i quali il cinema proiettavano decine di film italiani, che rimanevano in cartello per lunghe settimane e mesi. La commedia all’italiana richiamava a migliaia un pubblico di italiani e argentini che si identificavano con i personaggi dei film.

Anni di esplosioni di musica e canzoni italiane, quando non soltanto il Festival di Sanremo era tra i programmi più seguiti della tv argentina, ma lungo tutto l’anno, durante gli anni ‘ e ’70 del secolo scorso, i grandi nomi della canzone italiana visitavano Buenos Aires e altre città argentine, riempiendo i teatri. O erano di moda grandi nomi di italiani emigrati in Argentina, che cantavano in italiano, come Gianfranco Pagliaro (amico del cuore di Walter), Silvana Di Lorenzo, Piero (col quale collaborò anche nell’avventura elettorale italiana nel 2013) o l’intramontabile Adriano Mori.

Anni, ancora, del sogno dello Sportivo Italiano e ancor prima del campionato degli italiani in Argentina, geniale idea di Ettore Rossi dalla quale nacque la squadra che doveva rappresentare la collettività italiana. Un campionato nel quale il nostro Walter si era affermato come portiere e aveva giocato con Silvio Marzolini, terzino sinistro della nazionale argentina e capitano del Boca Juniors negli anni ’60.

Questo è stato, insieme ai ricordi indelebili della guerra - vissuta quasi come un gioco quando aveva 4 anni nella natia Pescara – e dell’emigrazione, il capitale che l’amico Ciccione portò in dote alla TRIBUNA ITALIANA per aprire uno spazio ai ricordi, alle esperienze vissute, alla nostalgia, che lui amava e odiava allo stesso tempo.

E con le centinaia di articoli, interviste, pillole, riflessioni, cronache pubblicate nelle pagine del nostro giornale, Ciccione si impegnò anche in numerose e svariate iniziative che raccolsero grande successo.

La prima fu la festa degli abruzzesi, organizzata presso l’Unione e Benevolenza nel 1999, quando riempì quel grande salone per rendere omaggio a due grandi abruzzesi, Mario Basti e Nino Fortuna.

Sempre all’AIMI organizzò la “Fiesta de los barcos”, iniziativa lacrime e memorie, emozioni e incontri, con tanta gente che dopo molti anni, rivedeva altri emigrati che avevano condiviso l’esperienza del viaggio in mare verso l’Argentina nell’ultimo dopoguerra.

Un’expertise acquisita con queste e altre iniziative del genere, che fu apprezzata anche dal Consolato Generale d’Italia, col, quale collaborò già ai tempi del console generale Placido Vigo nell’organizzazione dei concerti per la Festa della Repubblica o del Concerto di Natale (sua l’iniziativa del concerto in omaggio a Papa Francesco, nel dicembre 2013).

Esperienze e capacità dimostrate anche nella sua partecipazione ai vari programmi radiofonici ai quali prese parte, a cominciare da “De origen italiano”, tra gli anni 2003 e 2005.

Un grande promotore di iniziative di un grande cuore generoso, che si spese con passione in seno alla comunità abruzzese (purtroppo speso incompreso) che lo portò a promuovere la nascita del Comitato Uniti per l’Abruzzo, per raccogliere fondi in aiuto alla sua terra devastata dal terremoto del 2009.

Negli ultimi anni, prima della pandemia, con i suoi amici di altre avventure, Domenico Di Tullio, Rocco Oppedisano e il sottoscritto, si riuniva da “La Biela”, per parlare di nuove iniziative, di altre proposte, del “Progetto Italici”. Poi il tempo, i problemi di salute lo avevano allontanato non consentendogli di essere presente al Coliseo per ricevere la più che meritata onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Solidarietà, col quale era stato insignito dal Presidente della Repubblica Italiana, nel dicembre 2018. In precedenza, era stato premiato dal Comites di Buenos Aires, col quale aveva collaborato in tante iniziative. Lunedì scorso ci ha lasciato. Arrivederci Walter, abruzzese doc, dal cuore d’oro. Resterai per sempre nel cuore della famiglia della TRIBUNA ITALIANA.